La geomorfologia è la branca della geologia che si interessa della formazione ed evoluzione delle forme del paesaggio. La comprensione di queste forme permette di raccontare storie lontane, per meglio capire il territorio che viviamo.

I laghi
La caratteristica principale del paesaggio della regione insubrica sono i grandi laghi: Lago d’Orta, Lago Maggiore, Lago di Lugano e Lago di Como. Le valli che attualmente sono occupate dai bacini lacustri non si sono formate grazie all’azione dei ghiacciai, ma grazie allo scavo operato dai fiumi e per tettonica. Circa 6 milioni di anni fa, durante la parte terminale del Miocene, detta Messiniano, il Mare Mediterraneo rimase separato dall’Oceano Atlantico perché le comunicazioni tra il mare e l’oceano si chiusero. Completamente isolato, il Mediterraneo somigliava a un enorme lago salato nel quale l’evaporazione superava l’apporto di acqua da parte dei fiumi; per questo motivo lentamente le sue acque si asciugarono quasi completamente. Sul fondo del bacino disseccato si depositarono gesso e salgemma. I fiumi però continuavano a portare acqua nella conca, ma, considerato il basso livello di base al quale dovevano raccordarsi, scavarono lunghi e profondi canyon per collegare le pianure al nuovo livello del fondo. Il Toce, il Ticino, l’Olona, l’Adda, il Brembo e tutti gli altri fiumi scavarono quindi profonde gole, alcune delle quali sono oggi occupate dai laghi.
Quando, alla fine del Messiniano, si formò lo Stretto di Gibilterra, il bacino del Mediterraneo venne di nuovo occupato dalle acque marine. Il mare penetrò nei canyon che divennero simili a fiordi e vi restò per tutto il Pliocene. Alla fine di questa era iniziarono le glaciazioni e ighiacciai rimodellarono le valli, asportarono parte dei sedimenti, riempirono parzialmente i canali, ma a questo punto i giochi erano fatti: i ghiacciai sfruttarono valli già formate, ridando loro una forma, ma non le scavarono da soli a partire da una superficie piatta originaria.

Le glaciazioni
Durante la storia della Terra, durata circa 4,5 miliardi di anni, il clima non è stato sempre uguale a quello attuale. Vi sono stati lunghi periodi di calde temperature su quasi tutto il pianeta e vi sono state epoche in cui il clima era freddo e si sono formati grandi ghiacciai sui continenti; questi periodi sono noti col termine di “glaciazioni”. La parte più recente della storia della Terra, ossia gli ultimi 2,6 milioni di anni, è stata caratterizzata da un clima particolarmente mutevole. Si sono infatti succedute varie glaciazioni alternate da cicli caldi, detti interglaciali. Attualmente stiamo vivendo in un interglaciale chiamato Olocene. Tradizionalmente si ritiene che le glaciazioni durante il Quaternario siano state 4, denominate, dalla più vecchia: Günz, Mindel, Riss e Würm. Solo di recente, a partire dagli anni ’50, si è scoperto che le glaciazioni sono state molto più numerose: circa 11 negli ultimi 800.000 anni. Le variazioni dei ghiacciai del passato possono essere ricostruite solo sulla base dei depositi glaciali (detti internazionalmente till) che essi hanno lasciato. La granulometria dei till varia dal limo, costituito da particelle di diametro inferiore a 0,0625 millimetri, ai macigni di dimensioni superiori alla decina di metri.
I massi abbandonati dai ghiacciai vengono detti “massi erratici”. L’ultima glaciazione è avvenuta circa 20.000 - 22.000 anni fa e in Insubria prende il nome di “Glaciazione Cantù”.

Il carsismo
Uno dei paesaggi più diffusi nell’Insubria è il paesaggio carsico. Il carsismo è l’insieme di fenomeni che derivano dalla parziale solubilità in acqua di alcune rocce. Altre, invece, come il granito, non si sciolgono in acqua. Tra le rocce solubili, alcune, come il gesso e il salgemma, si dissolvono direttamente anche in acqua pura, altre, come il calcare e la dolomia, richiedono che l’acqua sia acida, ma in natura tutte le acque meteoriche ossia la pioggia, la grandine e la neve sono leggermente acide perché contengono biossido di carbonio, CO2, detto tradizionalmente anidride carbonica. La pioggia, leggermente acida, cade sulle rocce calcaree dove, in parte, scorre sulla superficie e, in parte, penetra sottoterra. L’azione di scioglimento si esplica, pertanto, sia in superficie sia in profondità.
Nel primo caso si produce il carsismo superficiale; nel secondo caso, invece, il carsismo profondo, ossia le grotte.
Tutte queste azioni sono di origine chimica; quando l’acqua asporta parte della roccia per azione chimica, il fenomeno prende il nome di “corrosione”, invece quando si tratta di un’azione meccanica di abrasione e sfregamento si parla di “erosione”.
La distinzione tra questi due estremi non è sempre possibile quando si ha a che fare con rocce solubili come il calcare.


Carsismo superficiale
La forma carsica per eccellenza è la dolina. “Dolina” è un termine slavo che indica una depressione (ossia un avvallamento) del terreno. I tipi principali di dolina sono due: doline di corrosione e doline di crollo. L’acqua piovana penetra nella roccia in corrispondenza di fratture; se vi sono parti di roccia con una densità di fratture maggiore o con fratture più larghe, si avrà, in quelle parti, un assorbimento preferenziale delle acque e di conseguenza una maggior dissoluzione del calcare con formazione di una dolina di corrosione.
La dolina di crollo ha invece un’origine molto diversa. È infatti necessaria la presenza, vicino alla superficie, di un vuoto sotterraneo. La corrosione della superficie e quella contemporanea della volta del vuoto assottigliano sempre più il diaframma di roccia che alla fine crolla. Le doline possono avere dimensioni molto variabili: il diametro e la profondità sono compresi tra pochi metri e le centinaia di metri. Accanto alle doline, i campi solcati (o karren o lapiés) sono le forme più diffuse. Si tratta di una famiglia di forme in genere di piccole dimensioni (lunghi da meno di un metro ad alcuni metri e profondi alcuni centimetri), tra le quali si possono riconoscere le scannellature, i solchi a doccia, le vaschette di corrosione, i fori e i crepacci carsici che saranno descritte in dettaglio durante gli itinerari. L’acqua piovana, cadendo sulla roccia, si raccoglie in piccoli rivoli che, scorrendo verso il basso, sciolgono il calcare e formano una serie di piccoli solchi rettilinei: le scannellature, separate da creste aguzze. Se i rivoli sono più cospicui e scorrono per alcuni metri su superfici inclinate formano, sciogliendo il calcare, i solchi a doccia rettilinei o sinuosi. In alternativa l’acqua può raccogliersi e ristagnare in depressioni della superficie che vengono man mano allargate e approfondite creando le vaschette di corrosione. Dopo un certo percorso superficiale, l’acqua penetra nella roccia in corrispondenza di fratture che vengono man mano allargate dall’azione solvente dell’acqua, dando vita a fori e crepacci carsici.

Carsismo profondo
Il carsismo profondo è costituito dalle grotte, ognuna delle quali è costituita da un insieme di gallerie, sale e pozzi, la cui origine è tutto sommato simile. Le gallerie e i pozzi si sviluppano lungo la confluenza di due o più piani di fratturazione e/o di stratificazione. Gli incroci sono più larghi del semplice piano di frattura o di strato e perciò sono i luoghi in cui l’acqua scorre più facilmente e corrode la roccia fino a formare gallerie e pozzi percorribili dall’uomo. Le sale, invece, si formano in corrispondenza dell’incontro di più gallerie, anche su piani diversi. Le grotte sono formate dall’acqua che si infiltra nella roccia. Quest’acqua però, dopo un percorso più o meno lungo sottoterra, deve uscire nuovamente in superficie, dato che la roccia non può contenerne grande quantità. Il percorso seguito dall’acqua costituisce la circolazione carsica e comprende il passaggio attraverso una zona di percolazione da una zona di assorbimento, nella quale l’acqua penetra nel sottosuolo, a un’area sommersa, in cui l’acqua riempie tutti i vuoti possibili, uscendo in superficie da una sorgente situata nel punto più basso delle valli circostanti.