Le condizioni istantanee dell’atmosfera in una località assegnata costituiscono il tempo meteorologico. Lo studio del tempo e della sua evoluzione è argomento della meteorologia mentre l’insieme delle condizioni meteorologiche che si sono manifestate in una data località ne costituiscono il clima. Lo studio dei caratteri e della distribuzione geografica dei climi è argomento della climatologia.
La descrizione del clima di un’area assegnata avviene generalmente attraverso l’elaborazione statistica delle rilevazioni eseguite per un periodo sufficientemente lungo dei principali elementi climatici quali la temperatura, il soleggiamento, l’umidità, la copertura nuvolosa, le precipitazioni e il vento.
La caratteristica principale del clima alpino e prealpino è che esso varia con la quota soprattutto a causa della temperatura, che mediamente decresce di 6,5° C a ogni aumento di 1 chilometro di altitudine. Come per ogni altra regione situata alle medie latitudini, c’è un’importante alternanza stagionale che, negli ultimi decenni, ha mostrato però importanti anomalie, sia nel campo delle temperature che in quello delle precipitazioni. Tali anomalie sono fortemente legate ai tipi di masse d’aria che attraversano l’area, cioè ai diversi tipi di circolazione. Nel caso delle Alpi, la differenza fondamentale nella distribuzione delle condizioni climatiche si ha tra i due versanti: quello esterno è più esposto all’arrivo, diretto, delle perturbazioni atlantiche mentre quello interno è più esposto agli afflussi di aria umida mediterranea.
Da questo punto di vista la regione insubrica, in parte italiana e in parte svizzera, ha caratteri climatici tipici del versante interno.
Climatologia dinamica
A seconda delle strutture circolatorie che interessano l’area euromediterranea, secondo la scala padano - alpina si possono avere condizioni di maltempo, tempo incerto o bel tempo. Nella figura sono illustrati tre tipi di circolazione, ciascuno come esempio delle tre diverse condizioni. Le strutture circolatorie possono essere dinamicamente poco attive (ovvero di alta pressione o “anticicloniche”) e possono perciò innescare circolazioni di origine termica, come ad esempio le brezze.
Sia le circolazioni dinamiche sia quelle di origine termica subiscono influenze e deformazioni per la presenza di rilievi, solchi vallivi e grandi masse idriche.

Utilizzare previsioni in ambiente montano
L’ambiente montano, a causa della complessità della superficie, può presentare condizioni e modalità di evoluzione del tempo che vanno seguite con particolare attenzione per la rapidità con cui si modificano, sia nella stagione estiva che in quella invernale. Un improvviso abbassamento della base delle nubi può portare a condizioni critiche di visibilità (erroneamente definite “nebbia”); abbassamenti di temperatura possono determinare intense gelate con formazioni di brina o di galaverna. Rapidi peggioramenti del tempo possono portare rovesci di pioggia e grandine anche di tipo temporalesco con fulmini o, d’inverno, a nevicate intense o a sbalzi di temperatura che possono creare condizioni di serio pericolo per il distacco di valanghe. L’accessibilità alle informazioni meteorologiche è attualmente garantita in maniera molto dettagliata attraverso i media, attraverso internet e attraverso servizi diffusi con SMS a richiesta, raramente orientati a specifiche esigenze.
Per chi frequenta la montagna a scopi escursionistici o per chi vi svolge attività di lavoro, come nel caso delle strutture alberghiere o di gestione di un parco naturale, avere delle previsioni meteorologiche mirate, basate su accurati rilevamenti di dati locali, può costituire un elemento di valido supporto e di sicurezza. In questa luce, nell’ambito del Programma Interreg III A “Un itinerario lungo 350 milioni di anni. I geositi dell’Insubria: nuova opportunità per il turismo”, l’Osservatorio Meteorologico di Milano Duomo, partner del progetto stesso, ha messo a punto un bollettino giornaliero di previsione orientato alle esigenze citate, con proiezioni fino a tre giorni.