La datazione delle rocce è un problema nato con lo studio della Terra tra la fine del ’700 e gli inizi dell’800 quando nacque la geologia moderna. Il concetto di tempo geologico, così espanso rispetto alla vita media dell’uomo, ha sempre affascinato scienziati e non, fino ai nostri giorni. “Quanti anni ha?” è in genere la prima domanda davanti a un fossile o a una roccia.

Le principali suddivisioni temporali (le ere) sono state identificate già nell’800 sulla base dei principali cambiamenti faunistici, quelle che ora chiamiamo crisi biologiche con le estinzioni di massa. Via via, le suddivisioni si sono fatte più dettagliate, sempre fondandosi sul succedersi degli organismi, stabilendo quindi uno stretto legame tra evoluzione biologica e storia della Terra. Ma i fossili non “danno i numeri”, possono solo dire se sono più vecchi o più giovani di altri fossili: i “milioni di anni” che siamo abituati a collegare appunto ai fossili e alle rocce sedimentarie, derivano dalla misurazione del decadimento di isotopi radioattivi contenuti nelle rocce vulcaniche che talvolta, come al Monte San Giorgio, si intercalano agli strati contenenti i fossili.